KOSOVO – CASCHI BIANCHI: INTERVENTI UMANITARI IN AREE DI CRISI – ASIA EUROPA 2011
Volontari richiesti: 2
Sede di realizzazione del progetto: Klina
INTRODUZIONE:
Descrizione del contesto socio politico ed economico del paese dove si realizza il progetto:
KOSOVO
Dopo il collasso della Jugoslavia socialista, la regione del Kosovo fece parte della repubblica serba, rivendicando tuttavia a più riprese la propria volontà di autonomia.
Nel 1999 scoppiò un conflitto armato vero e proprio, che vide l'intervento di diverse forze internazionali a protezione della popolazione albanese del Kosovo, presa di mira dal governo centrale di Belgrado. La pulizia etnica fu fermata, e le due parti, quella serbo kosovara e quella kosovaro albanese, furono invitate inutilmente a trovare una soluzione in comune.
In base alle Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 1244 del 1999, il Kosovo fu provvisto di un governo e un parlamento provvisori, e posto sotto il protettorato internazionale della missione ONU (UNMIK) e della NATO. Nonostante numerosissimi incontri tra le diverse parti, il piano per lo status finale del Kosovo preparato dal mediatore ONU Ahtisaari non fu mai condiviso né dai serbi, che non volevano perdere la sovranità sulla provincia, né dai kosovari, che ambivano alla piena indipendenza.
Il 10 dicembre 2007 è scaduto il periodo dei negoziati condotti dall'ONU, che hanno fatto registrare un sostanziale nulla di fatto, con Serbia e Kosovo rimasti sulle rispettive posizioni. Le autorità kossovare hanno insistito nel voler proclamare l'indipendenza in modo unilaterale (soluzione ovviamente preferita da parte della maggioranza albanese e che ha come unico precedente il caso di Timor Est).
Il 16 febbraio 2008 l'Unione Europea ha approvato l'invio di una missione civile internazionale in Kosovo (chiamata "EULEX"), in sostituzione della missione UNMIK, per accompagnare il Paese in questo periodo di transizione, missione malvista dalle autorità serbe, che l'hanno considerata priva di legittimità.
Il 17 febbraio 2008 il Parlamento di Pristina, riunito in seduta straordinaria, ha approvato la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo letta dal premier Hashim Thaçi; il nuovo Stato è riconosciuto da alcuni paesi ma non dall'ONU né dall'UE.
Sembra inoltre profilarsi il rischio di una nuova separazione territoriale, ad opera della comunità serba che risiede nella parte nord del Kosovo confinante con la Serbia (a nord del fiume Ibar), tuttora in una situazione caotica dal punto di vista istituzionale. La comunità serba, maggioranza in questa zona, minaccia infatti a sua volta la separazione dal Kosovo e il ricongiungimento con la Serbia. Questo provocherebbe di fatto la divisione della città di Kosovska Mitrovica, attraversata essa stessa dal fiume e abitata dai serbi sul lato nord e dagli albanesi sul lato sud. Il problema principale che sia le autorità internazionali che quelle nazionali si trovano ad affrontare è legato alla presenza e alla difficile convivenza delle diverse minoranze etniche presenti in quest'area. Il rispetto dei diritti umani soprattutto nei confronti delle comunità nomadi è ancora insufficiente. Nonostante i cambiamenti che ci sono stati in questi ultimi anni, il Kosovo ha ancora un alto tasso di povertà ed una ancora preoccupante percentuale di disoccupazione (circa del 40%). Come conseguenza del difficile contesto sociale e del complesso percorso di stabilizzazione, il Kosovo risulta essere una delle zone più povere dell'Europa, nonostante il massiccio afflusso di donazioni internazionali e
di rimesse da parte della diaspora albanese. L'economia del paese è cresciuta in maniera più dinamica nei settori edile e commerciale. Il settore privato, emerso a partire dagli inizi del 2000, composto soprattutto da piccole imprese risulta in forte crescita mentre il settore industriale risulta poco vitale e necessiterebbe di maggiori investimenti. Anche per quanto riguarda il settore agricolo, la produzione risulta essere molto bassa a causa di aziende agricole di piccole dimensioni, non adeguatamente equipaggiate e formate, e con scarsi capitali a disposizione. L'insicurezza nel paese e l'incertezza legata alla mancata determinazione dello status del Kosovo ne rallentano la crescita economica.
Numero ore di servizio settimanali dei volontari: 35
Giorni di servizio a settimana dei volontari: 5
Mesi di permanenza all’estero ed eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di servizio: I volontari in servizio civile permarranno all’estero mediamente dieci (10) mesi.
Eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di servizio:
Ai volontari in servizio si richiede:
elevato spirito di adattabilità;
flessibilità oraria;
eventuale svolgimento del servizio anche durante alcuni fine settimana;
attenersi alle disposizioni impartite dai responsabili dei propri organismi e dei partner locali di riferimento, osservando attentamente le indicazioni soprattutto in materia di prevenzione dei rischi sociali, ambientali, e di tutela della salute;
riferimento costante al Responsabile di Progetto in loco
mantenimento di un rapporto costante con il Responsabile del Servizio Civile presso la sede italiana dell'ong
comunicare al proprio responsabile in loco qualsiasi tipo di spostamento al di la quelli già programmati e previsti dal progetto;
partecipazione a situazioni di vita comunitaria;
rispettare i termini degli accordi con le controparti locali;
trasferimenti in città e distretti diversi da quelli di residenza nell'ambito dello stesso Paese di assegnazione;
partecipare a incontri/eventi di sensibilizzazione e di testimonianza ai temi della solidarietà internazionale al termine della permanenza all'estero;
scrivere almeno tre (3) articoli sull'esperienza di servizio e/o sull'analisi delle problematiche settoriali locali, da pubblicare sul sito “Antenne di Pace”, portale della Rete Caschi Bianchi;
partecipare ad un modulo di formazione comunitaria e residenziale prima della partenza per l'estero, ed al rientro in Italia prima della conclusione dell'anno di servizio.
accorgimenti adottati per garantire i livelli minimi di sicurezza e di tutela dei volontari a fronte:
Per garantire livelli minimi di tutela e sicurezza, nell'ambito di tutte le sedi di attuazione progettuale, si adottano i seguenti protocolli:
comunicazione alle Rappresentanze Diplomatiche d'Italia nel Paese d'invio dei volontari/e, la loro residenza abituale e il tipo di progetto in cui saranno impegnati;
l'inserimento dei giovani in servizio civile nel Paese d'invio è affidato agli operatori in loco e ai responsabili paese delle ONG coinvolte nel progetto ed avviene in modo graduale.
l'inserimento prevede l'accompagnamento dei giovani volontari alla scoperta e alla conoscenza del contesto territoriale e ambientale, del partner locale, e del tipo di progetto nel quale saranno inseriti. Questa metodologia di inserimento ha anche lo scopo di prevenire eventuali rischi/shock dovuti all'impatto culturale con conseguenti disagi dal punto di vista relazionale, di ordine pubblico, sanitario, interculturale, politico;
In fase di formazione sia in Italia che all'arrivo nel paese d'invio ai giovani vengono fornite le informazioni necessarie per capire gli usi e i costumi locali, i modi di relazionarsi e comportarsi nei diversi contesti quotidiani in cui i giovani si ritroveranno a vivere dal contesto lavorativo a quello amicale/relazionale, religioso, politico e sociale; i pericoli legati alla microcriminalità; gli orari e le zone del paese dove i rischi sono più elevati.
condivisione con i giovani volontari/e in SCV un vademecum in cui, paese per paese, vengono identificate le azioni da compiere, le persone da contattare in caso di necessità e/o pericoli.
In particolar modo, si richiede ai volontari il rispetto delle seguenti indicazioni:
ordine pubblico – al fine di evitare fenomeni di microcriminalità diffusa sul territorio locale ogni spostamento locale del volontario/a è pianificato con gli operatori responsabili. Saranno evitati spostamenti durante ore serali e notturne;
sanitario – prima della partenza vengono eseguite le necessarie vaccinazioni prescritte e/o consigliate dall'OMS. All'arrivo nei paesi d'invio vengono fornite informazioni necessarie sulle norme igienico/sanitarie da seguire. Nella maggior parte dei paesi sia attraverso le Ambasciate e/o i Consolati Italiani che le conoscenze delle controparti locali, vengono individuati medici e presidi sanitari a cui rivolgersi in caso di necessità.
politico – ai volontari è richiesto di tenere un atteggiamento di equidistanza tra le varie posizione politiche espresse nel paese d'invio.
C'è la possibilità di usufruire dell'ospedale del “villaggio Italia”, ovvero della base dei militari Italiani in Kosovo. Si trova presso Peja a circa 30 di percorrenza in automobile da Klina.
In Capitale, Pristina si trova l'ospedale a cui è possibile accedervi in circa 40 di automobile. E' possibile anche raggiungerlo con taxi o autobus pubblico.
Particolari condizioni di disagio per i volontari connesse alla realizzazione del progetto:
Nello svolgimento del proprio servizio, i volontari impiegati all'estero sono soggetti alle seguenti condizioni di disagio:
il disagio di ritrovarsi immersi in una realtà totalmente altra e non avere le giuste coordinate per comprenderla, per capire come relazionarsi e comportarsi sia nei confronti delle controparti locali che delle istituzioni locali;
il disagio di ritrovarsi in contesti territoriali, soprattutto urbani, con una forte presenza di microcriminalità;
il disagio di ritrovarsi in territori in cui sono presenti patologie endemiche quali malaria, aids e/o tubercolosi;
il disagio di ritrovarsi in territori caratterizzati da forti contrapposizioni politiche e/o etniche, e/o religiose;
il disagio di ritrovarsi in territori in cui le condizioni climatiche possono, in certe situazioni ostacolare o/e ridurre le attività previste dal progetto e/o le comunicazioni nazionali ed internazionali.
Descrizione:
Destinatari diretti sono:
30 Bambini frequentanti il centro di Educazione alla pace di Shtupel (Klina)
65 donne iscritte all'associazione Indira, di etnia serba, albanese e Rom
100 bambini dei villaggi limitrofi a Klina
30 giovani formatori dei villaggi limitrofi a Klina
Beneficiari indiretti circa le 3.000 persone dei villaggi coinvolti
Sviluppo rurale:
Le attività in ambito agro-zootecnico saranno sviluppate nel territorio di Klina e dintorni. E' importante ricordare che il conflitto del 1999 ha pressoché annullato il patrimonio bovino dei piccoli allevatori che basavano la loro economia di sussistenza sull'agricoltura e sull'allevamento di pochi capi di bestiame.
La popolazione che vive in ambito rurale è il 67,9% del totale della popolazione della municipalità di Klina.
Vi sono nella municipalità di Klina 8 associazioni di agricoltori-allevatori (Drenovc, Agrobudisalc, Shagra Dardania, Blegtori 2005, AgroPerspaktiva,Kilnavci, AgroUjimire, Agro 2005 V). I soci di queste associazioni sono circa 250, circa 30 per associazione; ad ogni socio agricoltore-allevatore fanno capo mediamente 6 persone componenti la famiglia. Il latte prodotto e raccolto quotidianamente dagli allevatori nei centri di raccolta del latte locali, viene poi portato ogni tre giorni all'industria del latte che però non riesce più ad assorbire la produzione di latte degli allevatori. Infatti l'attuale industria ha una capacità di acquisto di 2000-3000 litri di latte al giorno. La produzione di latte delle associazioni è di 12000l/g in estate e di 6000l/g in inverno. Il resto del latte viene consumato o venduto porta a porta.
La situazione più critica è in estate quando la produzione aumenta e l'industri del latte non riesce ad acquistare che una minima parte del prodotto. Inoltre gli alti costi di trasporto del latte alle industrie allocate a Pristina, Peja e Prizren abbassano notevolmente i proventi.
Inoltre la qualità del latte prodotto è di bassa qualità in quanto non vengono sempre fatte le opportune analisi del prodotto, soprattutto da parte degli allevatori più poveri.
Destinatari diretti sono 250 membri delle 8 associazioni di allevatori dei villaggi limitrofi a Klina. Beneficiari indiretti circa 2500 persone ( le famiglie dei membri delle associazioni)
Obiettivi specifici del progetto di impiego:
Educazione ed istruzione
Promuovere la cultura della pace e la gestione e risoluzione pacifica dei conflitti a minori, famiglie, ed educatori locali di tutte le etnie e religioni presenti nell'area di intervento, l'accettazione dell'altro e del diverso attraverso:
• Miglioramento della crescita psico-evolutiva dei bambini (30 circa) del centro educativo di Shtupel (municipalità di Klina), miglioramento desumibile tramite strumenti di osservazione pedagogica.
• Promozione del dialogo interetnico e interreligioso nelle famiglie locali attraverso la creazione di momenti di incontro fissi settimanali e promozione di piccole attività artigianali rivolte a 65 donne tra serbe, albanesi e Rom della municipalità di Klina.
• Educazione alla gestione della conflittualità nei villaggi limitrofi a Klina.
Sviluppo rurale:
Rafforzamento della competenze/capacità tecniche e finanziarie di 250 membri delle associazioni rurali esistenti sul territorio.
Descrizione del progetto:
a) Educazione ed istruzione
Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi:
Attività della Azione 1: Rafforzamento dell’offerta formativa del Centro Educativo di Shtupel
Incontro mensile di coordinamento operativo del personale docente nella definizione della programmazione didattica;
Organizzazione e realizzazione dei servizi di accoglienza, didattica e ludica per 30 bambini;
2 corsi di formazione metodologia d'apprendimento psico-evolutivo infantile attraverso il gioco spontaneo e la plasticità manuale;
3 corsi di formazione per la coesione educativa tra tutti i membri dello staff; gli apprendimenti infantili; la socialità infantile all'intercultura;
Attività della Azione 2:Promozione dei diritti umani in villaggi dellea Municipalità di Klina
Realizzazione di attività di animazione sociale, quali giochi di squadra, atelier, laboratori di promozione dell'interculturalità e dell'interreligiosità rivolti a 100 bambini in età scolare presso i villaggi di Klina, Videja, Jagode ed altri villaggi limitrofi della Municipalità di Klina;
10 incontri con giovani formatori locali per formare equipe di animatori rurali locali e gestire gli interventi di sensibilizzazione educativa nei villaggi;
Realizzazione di attività laboratoriali (pittura, piccole costruzioni e realizzazioni "artigianali") con approccio di scambio, confronto, relazione con l'altro;
10 incontri per la promozione della gestione positiva delle conflittualità di natura psico-sociale e culturale;
Attività della Azione 3: Rafforzamento delle capacity building dell’Associazione INDIRA
3 corsi di formazione e aggiornamento professionale su lavoro a maglia, cucito e ricamo rivolti a 65 donne tra serbe, rom e albanesi dell'associazione Indira;
Organizzazione di 15 momenti di incontro e scambio su ruolo della donna nella cultura locale rivolti a 65 donne tra serbe, rom e albanesi;
Preparazione di 4 mostre artigianali sui lavori prodotti e le metodologie utilizzate;
Stesura di report di monitoraggio e valutazione dell'intervento
Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto:
1 volontario/a in Servizio Civile con competenze nell'ambito educazione sarà coinvolto nelle seguenti attività:
Collaborazione all'organizzazione e gestione delle attività di animazione in equipe con i volontari locali.
Realizzazione, in collaborazione con i giovani locali e l'equipe locale di attività laboratoriali.
Collaborazione all'organizzazione degli incontri con le famiglie dei bambini e ragazzi coinvolti;
Collaborazione con il personale locale nei servizi di accoglienza, didattica e ludica per 30 bambini del centro educativo di Shtupel;
Collaborazione alla realizzazione della formazione dei giovani animatori
Collaborazione nella programmazione e realizzazione dei corsi di e dei momenti di incontro per le donne dell'associazione Indira.
Collaborazione nella programmazione e realizzazione delle mostre all'interno delle attività delle donne dell'associazione Indira.
b) Sviluppo Rurale
Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi:
Attività della Azione 1: Equipaggiamento di un edificio idoneo alla trasformazione di prodotti lattiero-caseari per la produzione di formaggio e stagionatura.
Realizzazione dell'equipaggiamento del caseificio (nelle sue tre stanze principali: trasformazione del latte, salatura del formaggio, e stagionatura), con mobilio e attrezzature adeguate
Attività della Azione 2: Formazione del personale del caseificio sulla gestione d’impresa e formazione membri associazioni rurali.
Identificazione e formazione del personale del caseificio assieme alle associazioni beneficiarie del progetto
Organizzazione e attuazione di 4 corsi di formazione professionale per i membri delle associazioni rurali:
• gestione piccole imprese,
• manutenzione attrezzature
• metodi di lavorazione del latte, analisi del latte e qualità del latte.
• standards igienici
Ricerche di mercato per la vendita sul mercato locale dei prodotti lattiero caseari: incontri con esercizi commerciali di Klina e di altre città.
Risorse umane complessive necessarie per l’espletamento delle attività previste, con la specifica delle professionalità impegnate e la loro attinenza con le predette attività
Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto:
1volontario/a in Servizio Civile con competenze nell'ambito agricolo-veterinario sarà coinvolto nelle seguenti attività:
supporto nella realizzazione degli incontri informali e formali con le associazioni di agricoltori e allevatori esistenti
Affiancamento nello studio della legislazione locale in materia di produzione lattiero casearia
Sostegno nel reperimento delle attrezzature
Sostegno nella l'organizzazione e attuazione dei corsi di formazione professionale per i dipendenti sui seguenti argomenti:
a) gestione piccole imprese,
b) manutenzione attrezzature
c) metodi di lavorazione del latte, analisi del latte e qualità del latte.
d) standards igienici
Affiancamento nelle ricerche di mercato per la vendita sul mercato locale dei prodotti lattiero caseari.
Requisiti:
Si ritiene di dover suddividere tra generici, che tutti i candidati devono possedere, e specifici, inerenti aspetti tecnici connessi alle singole sedi e alle singole attività che i Volontari andranno ad implementare, preferibilmente i seguenti requisiti:
Generici:
Esperienza nel mondo del volontariato;
Conoscenza della Federazione o di uno degli Organismi ad essa associati e delle attività da questi promossi;
Competenze informatiche di base e di Internet.
preferibile buona conoscenza lingua inglese
preferibile formazione in campo educativo (settore educazione e istruzione)
preferibile formazione in ambito agro-zootecnico (settore sviluppo economico e commercio)
preferibile conoscenza pregressa dell'organismo